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2016

N. 1-2-3 (2016): Figure oscillanti. Identità, lavori, sessualità, rappresentazioni

Ancora poco consapevoli dell’etimologia e delle origini risalenti ai culti dionisiaci diffusi nell’antichità occidentale, mai come in questi ultimi mesi, il termine ‘oscillante’ ci è sembrato il più adatto a indicare fenomeni di provenienza e rilievo assai importanti, presenti in ambiti diversi come quelli relativi a identità soggettive, tendenze disciplinari, analisi politiche, fenomeni socio-economici.
Cosa intendiamo quando utilizziamo vocaboli come ‘lavoro’, ‘sessualità’, ‘scienza’, ‘diritti’, ‘sociale’, ‘politico’, ‘democrazia’, ‘cultura’, ‘natura’, e via dicendo? Questi sono alcuni dei termini il cui significato, nel tentativo di afferrare accuratamente l’argomento che sta a cuore in un certo momento, appare sempre più sfuggente e confuso. Di giorno in giorno – nella chiacchiera quotidiana come nell’interpretazione meditata e colta – si delinea un orizzonte nel quale le parole mostrano una crescente resistenza a essere ancorate una volta per tutte a un’accezione unica e permanente. Ci troviamo continuamente a dover chiarire i molteplici, continui e imprevedibili cambiamenti che sorgono a un ritmo difficile da assecondare, diffusi epidemicamente in molti campi della riflessione contemporanea. Nessuno si sente al sicuro quando deve spiegare di cosa sta parlando.


2015

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N. 3 (2015): Il teatro della democrazia

“Il teatro nella polis non era un’esperienza genericamente estetica o di riflessione esclusivamente etico-culturale, ma era un momento significativo della vita della comunità, che vi trovava espressa la sua problematica (anche storico-politica) più viva […]. Il teatro era un luogo vitale per l’autocoscienza della comunità stessa”. La centralità del teatro per la vita politica dell’antica Grecia, la sua vocazione meta-estetica, sottolineati in questi passi di un
articolo di Cinzia Bearzot (apparso in Leussein 1-2/2014), sono stati il primo spunto da cui ha preso avvio il numero che avete davanti.
In un’epoca di democrazia malata (non solo quella italiana, si intende) e di dibattito sulla post-democrazia, come potevamo non rivolgere lo sguardo al modo in cui quella stessa forma di governo era stata pensata e concretizzata? Così abbiamo chiesto alla nostra storica qualche delucidazione in più: “Ma fino a che punto si può estendere il ragionamento sulla funzione non solo estetica del teatro per la vita democratica di allora? Si
può dire che il teatro costituisse il necessario correlato della democrazia nel
senso che non si poteva e non si doveva concepire l’una senza l’altro? Se
fosse così, chi o cosa oggi fa le veci del teatro greco: la tv, il cinema?”. La
risposta ci ha confermato che stavamo sulla strada giusta: “La questione è complessa. Di primo acchito, sembrerebbe che prevalga oggi la funzione di intrattenimento rispetto a quella “educativa” (per così dire). Tuttavia, è pur vero che i contenuti di telefilm e serie TV, come dei film, riflettono spesso questioni dibattute dalla società e qualche volta intendono anche indirizzare l’opinione pubblica.” Ecco allora che abbiamo deciso di ricostruire la funzione democratica del teatro di allora e di confrontarla con chi ne fa le
veci oggi.




2011

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