Il nomos tecnico del cambiamento

Riccardo Bertolotti

Abstract


Alla fine degli anni Trenta, James Burnham, sociologo politico statunitense non troppo letto nei decenni seguenti, concepisce il progetto di un saggio, The managerial revolution, apparso nel 1941. Tradotto per Mondadori nel 1946, La rivoluzione dei tecnici non preconizza l’avvento di una tecnocrazia radicale: piuttosto, muovendo da un’analisi economica di impostazione trotzkista (dalla quale poi si distacca), affronta il problema dello scollamento tra la proprietà dei mezzi di produzione e la dirigenza dei processi produttivi. Metodi, condizioni e problemi sempre più opachi rispetto alle classiche impostazioni politiche, portano gradualmente alla ribalta della scena pubblica una classe di tecnici (in inglese manager: “gestori”, “amministratori”) altamente specializzati che si collocano a mano a mano in un disegno sociale complessivamente elitista o, per usare una parola oggi in voga, postdemocratico.


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